Populismo istituzionale a Bruxelles
Il tetto sui bonus ai banchieri, che l’Unione europea vorrebbe imporre dopo l’accordo preliminare raggiunto da Europarlamento e Consiglio giovedì, è l’altra faccia del populismo che viene così facilmente denunciato dalle stesse istituzioni comunitarie. Alle grida anti Europa, il populismo euro-istituzionale contrappone lo sbraito contro la finanza, additata per tutti i mali seguiti al fallimento di Lehman Brothers nel 2008.
18 AGO 20

Il tetto sui bonus ai banchieri, che l’Unione europea vorrebbe imporre dopo l’accordo preliminare raggiunto da Europarlamento e Consiglio giovedì, è l’altra faccia del populismo che viene così facilmente denunciato dalle stesse istituzioni comunitarie. Alle grida anti Europa, il populismo euro-istituzionale contrappone lo sbraito contro la finanza, additata per tutti i mali seguiti al fallimento di Lehman Brothers nel 2008. Come dimostrano la proposta di un’agenzia di rating pubblica europea e la cooperazione rafforzata per una tassa sulle transazioni finanziarie, la cultura dell’Europa continentale è quella del sospetto per il capitale. La logica è la punizione vendicativa, mascherata dalle buone intenzioni di limitare l’assunzione di rischi. E così, secondo la nuova regolamentazione, gli odiati banchieri non potranno ricevere bonus variabili superiori alla loro retribuzione fissa annuale. In casi eccezionali, gli azionisti potranno decidere di raddoppiare i bonus. Ma il 200 per cento dello stipendio è la soglia insuperabile.
L’intesa deve essere confermata dall’Ecofin del 5 marzo e il Regno Unito ha annunciato un voto contrario. Per ragioni pratiche e di principio, altri governi farebbero bene a opporsi al tetto ai bonus. Innanzitutto non spetta alle autorità pubbliche fissare la remunerazione delle imprese private. Poi, gli effetti della nuova norma rischiano di essere nulli o controproducenti. Per aggirare il limite ai bonus, le banche alzeranno la retribuzione fissa dei loro dirigenti e trader. L’alternativa è che i migliori cervelli della finanza europea emigrino verso altri hub finanziari, che offrono remunerazioni più attraenti. Il risultato è un aumento dei costi fissi per le banche europee e una diminuzione della loro competitività globale. Infine, c’è l’impatto politico dell’ennesimo scontro con il Regno Unito: continuando a punire la City per una crisi della zona euro di cui Londra non è responsabile, Bruxelles accelera una “British Exit” che rischia di disintegrare l’Ue. Referendum di Cameron o meno.